Il legno secco sicuramento è un’elemento che non lascia indifferenti.
Se qualche volta ti è capitato di visitare le mostre bonsai o di sfogliare qualche rivista del settore sicuramente tra i tanti esemplari visionati ti saranno rimasti impressi dei bonsai che presentavano delle parti di legno nudo.
Che sia per il contrasto spiccato del colore della parte viva contro quei bianchi secchi o per quelle forme scultoree dove perdersi in contemplazione sta di fatto che il bonsai che presenta delle parti morte lavorate fa sempre un grande effetto.
Esprime la bellezza nella sua drammaticità, affascinante e straziante allo stesso tempo come quando si ammira un opera marmorea intrisa di sentimenti come Il Cristo velato di Sanmartino o la Pietà di Michelangelo.
Rivela contenuti e valori figli dell’estetica : naturalezza, wabi-sabi, semplicità, libertà e yugen.

cristo velato
Il Cristo velato – immagine tratta da www.museosansevero.it

Il significato del legno secco

Uno degli obiettivi del bonsaista è quello di rendere la pianta quanto più possibile coerente con una che potremmo ammirare in natura, rispettandone lo stile e le proprietà.
Il legno secco o legno morto (seppure quest’ultimo termine tende a sminuire il reale significato del legno), oltre a spettacolarizzare l’esemplare dona coerenza e vetustà alla pianta con una bellezza drammatica che racchiude le difficoltà, le avversioni atmosferiche alle quali l’ambiente circostante l’ha sottoposta e al conseguente adattarsi per rimanere in vita.
In natura ad esempio il legno secco si crea causa di fattori atmosferici, fitopatologici o meccanici che agisco causando traumi tali da seccare alcune parti della pianta.
La radiazione solare poi nel tempo donerà quel colore biancastro al legno.

Jin, shari e sabamiki

A seconda della parte del legno del bonsai si lavori, si utilizzano diversi termini giapponesi per identificarne la rappresentazione reale o scolpita a divenire.

  • Jin
    E’ il termine giapponese che indica un ramo o parte del ramo secco.
    E’ una tecnica poco adatta alle latifoglie perché hanno il legno troppo tenero per essere lavorato e per conservarsi nel tempo .
    Si deve comunque considerare che esistono nelle rappresentazioni naturali di latifoglie che sono esempi di bellezza unica e la macchia mediterranea ne è valido esempio (querce, faggi etc.).
  • Ten jin
    Il “Jin del cielo” è un jin che riguarda esclusivamente l’apice.
  • Shari
    Si forma quando si scorteccia una parte del tronco o dei rami.
  • Sabamiki o relitto
    Nel bonsai è presente quando la pianta ha il tronco o parti di esso scavato o spaccato.

Essenze adatte

Tutti i trattamenti sul legno secco trovano la loro naturale coniugazione nelle conifere per la loro conformazione, la loro storia e il loro legno resistente e in particolare modo sui ginepri, pini e tassi e tra le non conifere come buon esempio gli olivi.

Gli strumenti

A seconda della mole di lavoro e della grandezza del bonsai si possono utilizzare questi strumenti:

  • Coltello
    Serve a delineare la vena linfatica da seguire.
  • Spazzole
    Utili a pulire il legno secco.
  • Scalpelli specifici per il bonsai e martello
    Servono a sgrossare, delineare le forme, profilano, penetrano in profondità, agiscono in modo efficace per la comprensione del concetto della scultura del legno.
  • Fessuratrice
    Fessura il legno, lo divide in due, divarica fino a strappare le fibre legnose e da modo poi alle pinze di tirare le fibre della pianta seguendo i fasci linfatici.
  • Pinza jin
    Prendendo le estremità del legno facilitano lo strappo delle fibre seguendo le venature, dando naturalezza al procedimento.
  • Sgorbie
    Ne esistono svariate e con caratteristiche diverse.
    Sono utili per lavorare il legno secco e con alcuni tipi particolari di sgorbie si riesce a riprodurre il disegno delle fibre del legno.
  • Fresa
    Un’alternativa agli strumenti manuali per lavorare il legno.
    Bisogna fare attenzione e avere la padronanza dello strumento elettrico e degli utensili in uso in quanto la velocità della fresa può portare a scartare più legno del dovuto o a non seguire le linee naturali del legno.

strumenti legno bonsai

Come creare il legno secco sul bonsai

Come per le altre tecniche bonsai è consigliata una preparazione adeguata per evitare danni alla pianta e in alcuni casi anche la morte della stessa.

  • JIN
    Individuato il ramo dal quale ricavare il jin spaccarlo all’estremità e poi con l’ausilio della pinza iniziare a strappare i pezzi di legno verso la base del ramo, seguendo i fasci linfatici il più possibile in modo da rendere l’operazione naturale.
  • SHARI
    Essendo lo shari sul tronco è necessario fare attenzione al posizionamento e a quali fasci linfatici interrompere per evitare la perdita di rami.
    Individuato il disegno dove applicare lo shari si procede segnandolo con un gessetto o un pennarello e poi con un lama ben affilata, si iniziano ad incidere i profili; poi a togliere gli strati della corteccia e cambium con una pinza jin o altri strumenti utili allo scopo.
  • SABAMIKI
    Per creare un sabamiki per fini estetici o per coprire difetti, quali una cicatrizzazione di un ramo potato, si scava con uno scalpello cercando la profondità e basso-rilievi per il raggiungimento della forma desiderata per donare naturalezza al bonsai.

Alcune attenzioni da tenere a mente

Il progetto e il disegno della pianta è fondamentale, soprattutto se bisogna lavorare una grande mole di legno secco.
Cerca un equilibrio tra la parte viva e quella secca e che questa sia motivata, coerente e credibile.

Per quanto possibile cerca di seguire i fasci linfatici del legno e le sue linee naturali.
Sarai agevolato perché sarà più semplice formare la parte secca e il risultato sarà più naturale.

Ricordati che in quanto legno esposto è più delicato e sensibile ai fattori esterni e patogeni attivatori di marciume, quindi controllalo e proteggilo periodicamente.

Come proteggere il legno secco

Anche il legno secco delle essenze più dure col tempo tenderà a deteriorarsi, Il legno assume un ruolo scultoreo della composizione bonsai e quindi della forma medesima, va quindi protetto e preservato .
Un metodo per temprare il legno secco è utilizzare il fuoco, ossia passare con una fiamma viva sul legno morto in modo da irrobustirlo ed impermealizzarlo.
Il metodo successivo per una efficace preservazione del legno è trattarlo con l’utilizzo del liquido jin. Questo liquido dal forte odore penetrante, non è altro che polisolfuro di calcio e va spennellato dopo un paio di giorni dalla lavorazione.
Date le caratteristiche chimiche del liquido jin questo può essere usato anche come antiparassitario e fungicida utilizzato concentrato sul legno esposto.
Per ricreare delle sfumature veritiere sul legno, con i polisolfuri di calcio, si possono utilizzare colori a tempera (bianco e nero per variarne le sfumature) o inchiostri di china.
Lo scopo di questa pratica è di attribuire una patina naturale e vetustà ed accentuare porzioni di legno che agiscono in ombra oppure in luce; a questo proposito vale il consiglio di agire con lo schiarire le superfici in luce, quindi più esterne, in rilievo e scurire lievemente quelle inserite nelle profondità basse del legno.

fiamma legno bonsai

Dalla cultura del bonsai alla scultura

Ogni crescita necessita spesso di un punto di rottura.
Nel bonsai questo punto di rottura è avvenuto grazie al Maestro Masahiko Kimura e la conseguente nascita del bonsai d’avanguardia.
Il Maestro ha condiviso tecniche rivoluzionarie e i suoi bonsai sono vere e proprie opere d’arte scultoree, dove il legno secco raggiunge livelli artistici altissimi.
Il legno in natura si consuma, si distacca e si modifica creando pieni e vuoti con forti richiami alla filosofia zen.
L’ uomo imita l’azione della natura traendo ispirazione da Lei maestra senza creare artifici, cercando di cogliere la bellezza, valorizzando gli spazi vuoti che influiranno sulla massa legnosa per donargli una rinnovata bellezza.

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Author Redazione

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