I bonsai (termine giapponese che significa “pianta in vaso”) sono degli alberi in miniatura ottenuti e mantenuti tramite delle tecniche specifiche che ne tutelano la salute e ne rispettano l’equilibrio.
Hanno origini antichissime, infatti le prime piante in vaso risalgono a oltre 3000 anni fa.
Ci sono testimonianze, nell’arco dei secoli, ad esempio in alcuni bassorilievi dell’antico Egitto, in qualche dipinto di origine Romana, in alcune tracce provenienti dalla Mongolia e sopratutto dalla civiltà cinese.
È doveroso chiarire che seppure i primi reperti storici raffiguravano delle piante in un vaso queste servivano esclusivamente per trasportare il contenuto arboreo da un luogo ad un altro senza una ricerca per fini estetici o filosofici.
È senza dubbio con la cultura cinese che il bonsai diventa arte e inizia a fondersi con la religione e la filosofia fino ad arrivare all’apice seguendo i canoni giapponesi che ad oggi sono quelli maggiormente diffusi nel mondo.

Storia del bonsai in Cina

Il popolo cinese ha sempre avuto un forte legame con la natura.
Questo vale particolarmente per i monaci buddisti che iniziarono a portare delle piante in vaso all’interno dei templi per consentire di ammirare e contemplare la bellezza di quei paesaggi in ogni momento.
La leggenda vuole che la nascita del bonsai sia da attribuire durante il periodo Han (206 a.C. – 220 d. C.) ad un mago che aveva la capacità di miniaturizzare i paesaggi.
Ma la pratica del Penjing o Penzai (questo il nome cinese del bonsai) ha in realtà origini che si spingono fino a 3000 anni fa con come testimoniano alcuni esemplari rinvenuti all’interno delle tombe come parte del corredo funerario.
Una curiosità riguarda anche i vasi: i primi erano formati da materiali diversi, anche metallici fino all’invenzione della ceramica prima e quella successiva della porcellana.

Il Penjing

Quando pensiamo alla Cina di quei tempi non dobbiamo pensare a una popolazione arretrata o poco sviluppata rispetto all’Occidente.
Erano già moltissimi anni che aveva una solida organizzazione politica e sociale ed era ben sviluppata sotto il profilo delle scienze e delle arti, ben più degli stati europei nel medesimo periodo.
Di conseguenza anche in campo agronomico c’erano delle conoscenze avanzate che permettevano la coltivazione e lo sviluppo delle piante.
Questi principi furono estremamente utili ai monaci buddisti e ai seguaci del taoismo per replicare e portare con sé in vaso una parte della natura con tutti i suoi valori benefici, spirituali ed energici. 
Di lì a poco lo sviluppo e il richiamo alle altre arti fu breve come confermano i ritrovamenti di disegni, pitture e testi sul penjing.
Iniziò a svilupparsi anche il bonkei: una rappresentazione di un paesaggio in miniatura con elementi quali rocce e acqua per fini estetici e di contemplazione.
La crescita del bonsai cinese portò alla nascita di più scuole di pensiero legate alle forme e allo sviluppo delle piante diversificandosi a seconda delle regioni di appartenenza.

penjing
penjing – foto tratta da flickr, autore Diego Molla

Storia del bonsai in Giappone

In Giappone il bonsai arriva insieme al buddismo direttamente dalla Cina con una connotazione spirituale all’incirca nel 1195 d.C..
La società nipponica, storicamente chiusa, inizia ad aprire le sue porte ai monaci cinesi che condividono oltre al buddismo (in Giappone prima era presente solo lo Shintoismo) anche le prime piante in vaso.
I religiosi giapponesi così studiavano lo zen e interpretavano le loro filosofie e gli esercizi spirituali anche in armonia con le piante e l’evocazione della natura.
Inizialmente queste “piante in vaso” era prerogativa solo di pochi eletti (casta abbiente, nobili, samurai) ma lentamente col passare del tempo iniziò ad entrare anche nella cultura di massa diventando fruibile a tutti e preso ad esempio come tema anche dalle altre arti.
Nel 1934 viene inaugurata l’esposizione bonsai Kokufu Ten che ancora oggi ha un grande riscontro di pubblico ed è la mostra più ambita e rinomata al mondo.

Il bonsai d’avanguardia

Alla fine degli anni ’60 il Maestro Masahiko Kimura cambia e rinnova le carte in tavola facendo conoscere il suo stile e il suo modo di lavorare all’ambiente bonsaistico dando origine alla scuola bonsai d’avanguardia. 
Inizialmente accolto con pareri controversi, oggi il Maestro Kimura è considerato il capostipite del bonsai moderno.
Ha contribuito alla crescita bonsaistica diffondendo nel mondo le sue tecniche innovative e la bellezza delle sue opere dove spiccano le particolari lavorazioni sul legno secco che le rendono sculture viventi ed opere d’arte inconfondibili.

kimura bonsai

Storia del bonsai nel resto dell’Asia

Piano piano il bonsai dopo Cina e Giappone ha iniziato a toccare tutte le nazioni limitrofe diffondendosi o dando spunto alla nascita di nuove forme ispirate alla natura.
In vietnam ad esempio nel 939 fu documentata una nuova forma d’arte chiamata Hòn non bộ: una miniaturizzazione dei paesaggi ispirandosi agli elementi naturali come montagne e isole.

Storia del bonsai in Occidente

Con l’apertura delle frontiere da parte del Giappone nel 1850 iniziano a diffondersi i racconti riguardo degli alberi in miniatura e di conseguenza la curiosità dei collezionisti di mezzo mondo per ambire ad averne uno.
La fama e l’interesse verso il bonsai aumentarono con la risonanza mediatica ottenuta alla seconda fiera internazionale di Londra del 1 novembre 1862 alla quale seguirono negli anni a venire altre esposizioni sopratutto in Europa e in America.
Negli U.S.A. una delle figure di maggior spicco è stata John Naka. 
Bonsaista giapponese ma nato in suolo americano, grazie al suo impegno e ai suoi scritti in lingua inglese e tradotti in molte nazioni ha contribuito dalla prima metà del 1900 alla diffusione di quest’arte.
I suoi manuali ancora oggi sono di grande utilità ed interesse per i bonsaisti di tutto il mondo.

Le differenze tra penjin cinese e bonsai giapponese

Una delle prime differenze tra queste due scuole di pensiero è che quella cinese è più frammentaria e territoriale mentre quella giapponese molto più unitaria e uniformata lungo tutto l’arcipelago.
Il penjin tende a lasciare la pianta nella sua naturalezza, precludendosi la possibilità di interventi manuali drastici anche a scapito della proporzione della pianta a differenza del bonsai che segue schemi molto rigidi di stili, proporzioni ed estetici.
Anche i vasi mostrano delle differenze con quelli cinesi più piatti e poco profondi rispetto a quelli giapponesi.
Il penjin a prima vista potrebbe apparire trascurato rispetto al bonsai ma in realtà nonostante abbiano entrambi una fonte comune sono due modi differenti di interpretare la natura e la vita.

La realtà odierna

Oggi questa forma d’arte è una realtà riconosciuta globalmente e le notizie a riguardo e l’editoria di settore sono fluenti.
Seppure il Giappone rimane il punto di riferimento per tutti i bonsaisti diverse scuole nate fuori dall’Asia hanno raggiunto un livello tecnico ed estetico molto alto riuscendo a valorizzare anche le essenze del proprio territorio.
In Italia ha subito trovato terreno fertile in quanto ha coniugato le regole giapponesi alla visione artistica e del bello intrinsecamente presenti nella cultura della penisola permettendone un florido sviluppo su tutto il territorio.

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Author Redazione

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