Spiegare cosa significhi Tokonoma non è facile, ancor meno lo è il suo allestimento. 
Sicuramente quando si parla di tokonoma si parla anche di arte, di architettura, di etichetta giapponese, di sentimenti e di tradizione.
Infatti questo è un elemento della tradizione nipponica che sta scomparendo nei contesti più moderni.

Che cosa è il tokonoma

Il tokonoma o toko (posto di bellezza) è una piccola alcova ricavata nella washitsu (una stanza tradizionale in stile giapponese con il pavimento in tatami) e rialzata dal resto della stanza situata alla sua estremità e di fronte all’ingresso.
È presente inoltre un tronco d’albero che fa da colonna (toko bashira) e che a seconda del tipo di legno, della sua lavorazione e della sua posizione indicherà il livello di formalità che il tokonoma andrà ad assumere.
È spesso presente una finestra che illuminando naturalmente la composizione aiuta ad esaltare l’effetto emotivo della composizione.
Le origini del tokonoma sono da ricercare nel periodo Muromachi (XIV-XVI secolo) nello stile shoin dove era adibito come spazio d’allestimento alle pergamene buddiste scritte con pregevole calligrafia, vasi ed altri oggetti d’arte e di forte valore estetico.
È sicuramente il punto più importante della stanza che sintetizza gli elementi d’arte insieme a quelli culturali e sociali.
Oggi a causa della parziale diffusione dei progetti architettonici occidentali della casa e degli spazi ridotti delle stesse il tokonoma non è più presente come in passato.
Tuttavia lo si può sempre trovare nei ryokan, ossia nelle locande tradizionali giapponesi.

tokonoma Kobayashi
Tokonoma ripresso presso il Giardino Shunka.en del Maestro Kunio Kobayashi durante il soggiorno studio del Maestro Sandro Segneri

Gli elementi del tokonoma

Nel tokonoma gli elementi presenti possono essere pergamene, arti calligrafiche, kakemono, composizioni ikebana, bruciatori d’incenso, bonsai (seppur questi inizialmente non fossero considerati elementi puri per via della terra).
Dato il grande e sacrale rispetto per questo angolo dell’abitazione non è possibile entrarci o calpestarlo se non per motivi d’allestimento o di pulizia.
È consuetudine ancora oggi che la persona con lo status più elevato si sieda con la schiena rivolta verso al tokonoma per una questione di rispetto e umiltà non dando “sfoggio” di tutte le opere presenti al suo interno.

Allestimento nel tokonoma

Gli allestimenti seguono delle regole di base che poi vengono abbandonate dando libertà alle qualità estetiche dell’allestitore.
L’allestimento può cambiare in base alle stagioni, al sentimento che si vuole trasmettere, all’ospite, e di conseguenza cambieranno i colori, i tipi e la qualità dei bonsai e tutti gli altri elementi al proprio interno.
I colori dello sfondo del tokonoma sono di solito tenui come il bianco, il grigio e il beige.

tokonoma giapponese
Tokonoma ripresso presso il Giardino Shunka.en del Maestro Kunio Kobayashi durante il soggiorno studio del Maestro Sandro Segneri

L’esposizione bonsai nel tokonoma

Gli stili con cui è possibile esporre nel tokonoma sono tre: Shin (formale), Gyoo (informale) e Soo (libera).

  • Stile shin
    È lo stile rigido, delle linee verticali, si usano colori sobri, vasi rettangolari, si prediligono i bonsai di conifere. 
È molto importante la simmetria, lo scroll è posizionato al centro e gli altri elementi di lato o sotto lo scroll seguendo rigidi schemi.
  • Stile Gyo
    È lo stile informale, si prediligono bonsai di latifoglie seguiti da piante di compagnia. 
Le linee tendono ad essere orizzontali, i vasi tondeggianti e più bassi rispetto allo stile shin.
  • Stile So
    È lo stile libero e sicuramente informale quindi anche qui ci saranno vasi rotondi, forme morbide e verranno accentuate le asimmetrie e i colori vivaci. I bonsai rappresentativi saranno i Bunjin.
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Tokonoma ripresso presso il Giardino Shunka.en del Maestro Kunio Kobayashi durante il soggiorno studio del Maestro Sandro Segneri

L’estetica e il tokonoma

L’allestitore darà fondo ai propri valori estetici, interiori, ai sentimenti e al proprio background per allestire il tokonoma, seppur conoscendo le regole di base della composizione.
Nell’estetica giapponese c’è la capacità di concepire la vita dall’interno anziché dall’esterno, c’è un’alta sensibilità, semplicità mai banalizzata, amore e zen.
Altri concetti fondamentali da applicare quanto difficili da tradurre sono quelli legati al wabi-sabi e allo yugen.
Per wabi-sabi si intende una visione del mondo basata sull’accettazione della transitorietà e dell’imperfezione, una bellezza incompleta e transitoria.
Wabi si riferisce alla bellezza sobria, semplice, tranquilla mentre sabi a un’eleganza raffinata, patinata, invecchiata e degna di rispetto.
Yugen vuole dire “leggermente scuro” tratto dai caratteri cinesi originari che significano indistinto e buio misterioso.
Più che dal concetto cromatico il fascino dello yugen risiede proprio nel mistero dato da quel buio che lascia gli oggetti imperscrutabili, vaghi, interessanti nel loro essere indefinibili.
È l’estetica della bellezza evocativa più che manifestata.

Se vuoi approfondire le tematiche culturali ed estetiche legate alla cultura nipponica ti consiglio di dare uno sguardo qui.

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Author Redazione

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